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18 January 2009

L'angolo del tastierista

un numero non ben identificato di NME, intervista dal futuro ...

[...]Intervistatore: ... vorrei che lei tornasse con la memoria su quella sessione di registrazione.
Paul Porlock: beh è strano che lei me lo chieda, comunque ricordo quella sessione alla Studio Sonda molto chiaramente. Non che all'epoca collaborassi molto con Mark Zonda, però c'era sto pezzo, e penso ne sia venuta fuori una cosa molto interessante.

Intervistatore: potrebbe raccontarci la storia dal principio.
Paul Porlock: sì certamente, dunque, c'era questo pezzo; mi pare Cure versus Smith.

Intervistatore: The Smiths and The Cure.
Paul Porlock: esattamente. In verità il pezzo era pressoché completo, sostanzialmente già col missaggio finale. E non era niente male ! Però evidentemente qualcosa non andava.

I: lo ritenevi tu o lo stesso Zonda ?
P: possiamo continuare a darci de lei, grazie.

I: chi pensava che qualcosa non andasse, lei o Mr. Zonda ?
P: entrambi, prima Zonda ovviamente, e poi quando ascoltai il missaggio fui d'accordo con lui. Non che ci fu una discussione in proposito, ma la questione musicale era evidente.

I: una questione musicale ?
P: Certo ! Si parla di questo no ? mica di patatine. Ora, evidentemente il brano mette a confronto due band fondamentali dei circuiti alternativi anglosassoni, ma forse di tutta la storia del rock come noi la conosciamo: i Cure e gli Smiths. Mica si poteva fare The Smiths and R.E.M. oppure R.E.M. and The Cure, sarebbe stato demenziale. Che poi se devo dire la mia personale opinione ho sempre preferito gli Smiths, la loro morbidezza sonora uinita a una brumosa malinconia tutta nordica, che non era proprio nelle caratteristiche dei ...

I: vorrei che non divagassimo e tornassimo alla questione musicale, sembra interessante.
P: lo è ! Il pezzo virava pericolosamente verso i Cure, era molto Cure e poco Smith per dirla breve. Penso che l'idea di Zonda di aggiungere qualche sequenza di piano fosse azzeccata, vincente proprio. Si rivolse a me. A dirla tutta ci fu l'intermediazione di una conoscenza comune, quasi un mio alter-ego.

I: quindi vi prendeste qualche giorno per studiare gli arrangiamenti, le timbriche, ...
P: nient'affatto ! Fu tutto molto veloce; mi piace pensare che le cose migliori si possano fare in un colpo e via ! Vi ricordate quei capolavori Jazz ? Ebbene lei pensi che molte delle registrazioni migliori del primo Quintetto di Miles Davis, con Coltrane al sax, venivano portate a termine in poco più di un giorno. Parliamo di album completi, registrati per intero in poco più di un giorno, con una, due o al massmo tre take per brano ! Per non parlare poi ...

I: le chiedo di non divagare troppo, perché credo che stiamo entrando nel vivo della questione...
P: mentre guidavo per andare allo Studio Sonda, mi rendevo conto di aver ascoltato il pezzo due o tre volte al massimo, di non conoscerne gli accordi, e di non avere la minima idea di quel che avrei fatto al piano.

I: preoccupato ?
P: solo di quanto tempo ci sarebbe voluto. Sa, il parchimetro ! Sono arrivato alle 14.30 e avevo messo due ore di parchimetro, ero un po' preoccupato. Ma per le 16.30 avevamo già fatto tutto.

I: mi sembra incredibile.
P: tirammo giù gli accordi, facemmo qualche prova piano e chitarra, e poi s'iniziò a registrare. Prima dall'inizio alla fine, poi ci soffermammo su alcuni punti d'interesse. Non so se da qualche parte sono ancora conservate quelle tracce audio, si potrebbe sentire tranquillamente di come fossi impreciso e privo d'idee. Come al solito il talento di Zonda mise riparo alla situazione, la sequenza finale al piano, quella specie di arpeggiato fu una sua idea. Lui la mente io il braccio, anzi le dita ! Ripeto, in meno di due ore avevamo terminato.

I: il risultato finale mi è sempre sembrato eccellente. Tu ne sei stato soddisfatto ?
P: Molto soddisfatto ! Lo sono tuttora; il pezzo era già pressoché completo, bisognava correggerlo un po', non si trattava certo d'inondarlo di fiumi di accordi al piano (mia insanabile caratteristica, essere debordante). Bastava dare un'aggiustatina qui, un colpetto là. Quando finimmo, non mi sembrava avessimo combinato granché, invece fui stupefatto del sapiente taglia e cuci di Mark: isolò e valorizzo le cose migliori. Un ottimo lavoro: ben fatto Mark, sei un vero maestro nella tua arte !

I: quel pezzo decretò la fortuna del gruppo e fu la chiave di volta per un'intera generazione di musicisti indie-pop. Ti senti orgoglioso di aver dato il tuo contributo ?
P: Non me ne frega un cazzo ! Hey Mark, fottuto bastardo, mi devi ancora i soldi dell'ingaggio !
[...]

5 comments:

Zonda said...

Mi fa piacere che si possa considerare il missaggio finale ora che smontiamo tutto per aggiungerci altra roba per passarlo ad André :D

Zonda said...

"Il mio alter ego!" LOL!

Zonda said...

"mi piace pensare che le cose migliori si possano fare in un colpo e via ! Vi ricordate quei capolavori Jazz ?". Questa dovrebbe leggerla Dendrix. "Ho bisogno di almeno un paio di prove per studiare cosa infilare nel pezzo" XD XD XD

Porlock said...

il mio alter eGO Ego Go

Zonda said...

Le session chitarra e piano sono state molto belle. Un giorno mi piacerebbe registrare qualcosa solo piano chitarra. Hai tirato fuori un giro per le strofe incredibile. Nel brano non si avverte, ma le melodie delle prove erano veramente vicinissime alle cose che si sentono in "Once"

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